La questione dei migranti ha delle possibili soluzioni, nessuno può essere indifferente

N.B. Il progetto è in fase di ridefinizione e approfondimento, quella che leggete è solo una prima bozza in fase di aggiornamento.



“Le morti in mare ci sono perché, in assenza di canali sicuri e regolari, le persone sono costrette a pagare milioni di dollari ai trafficanti e a mettersi in mare in condizioni inaccettabili”, afferma Marco Bertotto di Medici senza frontiere. “L’attività di soccorso in mare non è una risposta – questo lo diciamo anche noi – è solo un palliativo a una situazione che dovrebbe essere affrontata in maniera completamente diversa. Politiche europee disumane costringono le persone a mettersi in mare mettendo a rischio la loro vita”. Secondo Bertotto, “nessuna missione di ricerca e soccorso sarebbe in grado di prevenire del tutto le morti in mare in un contesto così deteriorato, con migliaia di persone che s’imbarcano ogni giorno con mezzi di quel tipo, in un’area d’intervento così vasta” (tratto da Internazionale).

Analisi del problema

- l'emigrazione è un tema complesso, che non si può ridurre a soluzioni facili del tipo apriamo o chiudiamo le frontiere

- dopo alcuni decenni di globalizzazione, nessuno può dire che la soluzione è una globalizzazione estrema, perchè le società umane tendono a diventare ingovernabili e i fenomeni degenerativi e le crisi assumono dimensioni gigantesche, questo vale per l'economia come per le migrazioni; quindi la soluzione non è aprire tutte le frontiere, nè per i capitali nè per le persone; le società umane vanno governate, altrimenti precipitano nel caos (Agenda 21 dell'ONU)

- il problema è che negli ultimi anni la questione migranti è degenerata ed è andata fuori controllo, con migliaia di vittime all'anno; il forte aumento delle migrazioni verso l'Europa registrato negli ultimi anni (in Italia i richiedenti asilo sono passati da meno di mille nel 1996 a 17mila nel 2012 e 123mila nel 2016 - fonte Quaderno statistico del Ministero dell'Interno 1990-2016, pag.29) non può essere ricondotto alla povertà e ai conflitti armati (nel 2017 solo il 2% dei migranti è arrivato in Italia dalla Siria), che sono costanti o nel caso della povertà in miglioramento, quindi presumibilmente è, almeno in parte, il risultato del fatto che le migrazioni sono diventate un business per la criminalità organizzata che ne alimenta i flussi

- quello che ad oggi manca è proprio una risposta adeguata a questa escalation della criminalità organizzata che usa i migranti per arricchirsi, quello che va aggredito non è il fenomeno migratorio in sè ma l'escalation criminale che ne approfitta, come dice il procuratore Gratteri nella Commissione parlamentare del 23 maggio 2017 (dal minuto 19:35)

Soluzioni possibili

- per fermare l'escalation criminale e il traffico dei migranti la soluzione non può essere l'apertura delle frontiere, che anzi alimenta il business criminale, nè il trasbordo dei migranti dai barconi messi in mare dalla criminalità alle coste della Sicilia

- serve un'opera di contrasto alla criminalità nei paesi di origine delle migrazioni, che a detta del procuratore Gratteri ora manca; ma anche il contrasto alla criminalità non è sufficiente per arginare il fenomeno

- una soluzione possibile è trovare un accordo con uno o più paesi dell'Africa che offrano le dovute garanzie in modo che i migranti possano essere trattenuti in Africa senza arrivare in Europa, in modo che il traffico di migranti diventi non più conveniente per la criminalità: i migranti in mare saranno assistiti prima di arrivare in Europa e trattenuti in centri di accoglienza in terra africana, in questo modo il business criminale, e le morti in mare, finiscono necessariamente e si salvano migliaia di vite umane; gli sbarchi in Grecia di migranti sono diminuiti del 99% (tra ottobre 2015 e maggio 2016) in seguito all'accordo tra Turchia ed Europa


Unhcr statistiche migranti ottobre 2015

- solo i migranti ai quali sarà riconosciuto lo status di rifugiato potranno chiedere asilo e quindi arrivare in Europa, nel frattempo possono stare al sicuro in un paese che ha stretto un accordo con l'Europa (nel 2012 la politica dei respingimenti del governo Maroni venne condannata dalla Corte Europea perchè non garantiva il diritto di richiedere asilo); è fondamentale quindi anche dare la possibilità ai rifugiati di poter fare richiesta d'asilo senza trovarsi fisicamente in Europa

- infatti il motivo che spinge i migranti ad arrivare in Europa, e quindi a pagare milioni di euro ai trafficanti, è che questi una volta arrivati hanno possibilità di restarci, o con lo stato di rifugiato, o diventando clandestini, perchè è impossibile il loro rimpatrio di massa da parte dei governi; trattenere i migranti in Africa permetterebbe di spezzare questa spirale perversa, che alimenta la clandestinità, la criminalità, lo sfruttamento del lavoro, il traffico criminale di migranti

- l'immigrazione perchè avvenga garantendo i diritti dei migranti stessi deve passare attraverso le vie legali; e le enormi risorse impegnate per sostenere il folle sistema di accoglienza e gestione dell'immigrazione attuale potrebbero essere indirizzate alla cooperazione allo sviluppo

- l'obiezione tipica che viene fatta a questa proposta è che non è possibile fare accordi con tutti i paesi, in particolare con quelli in guerra o governati da una dittatura, da dove partono la maggior parte dei migranti. E' un'obiezione solo in parte fondata, perchè non è necessario un accordo con tutti i paesi, ma solo con alcuni paesi disposti ad accogliere i migranti con il sostegno economico europeo, come avviene in Turchia. Questo riporta il fenomeno migratorio a dimensioni gestibili, perchè togliendo la prospettiva di arrivare in Europa i flussi migratori ritorneranno a livelli fisiologici

Come fare?

Questa non è una soluzione nè di destra nè di sinistra, è una soluzione basata sul buon senso e ponendosi come unico obiettivo il perseguimento del bene comune. Se pensi che questa proposta non lo faccia, spiegaci perchè e la cambieremo, ma non la combattere per ideologia o pregiudizio.

"Ma allora perchè non lo fanno già? Vedi che è impossibile!"
In un certo senso è vero. Serve un gruppo di coraggiosi che abbatta gli steccati della divisione in fazioni e si muova in questa direzione, solo per il bene comune. Sarà difficile, ma non c'è altra scelta.
L'umanità si trova continuamente in questa situazione. E' stato un gruppo di coraggiosi a farci uscire dalla segregazione razziale, dalle dittature, dalla schiavitù, sarà un gruppo di coraggiosi a porre fine alle stragi dei migranti. Tu puoi essere uno di questi coraggiosi.


Protezione per chi conduce azioni di valore per la sua comunità

Abitare Gea sta sviluppando un progetto che si rivolge in modo particolare ai rifugiati politici che fuggono dal proprio paese a causa del loro impegno politico e sociale, e che hanno condotto attività di valore per la loro comunità di origine.
E' fondamentale che queste persone ricevano una protezione specifica e siano destinatari di un percorso dedicato a loro, in modo che non vada perduto il loro impegno e anzi possa continuare. Queste persone sono una risorsa molto importante per la loro comunità.
Sei una ONG e vuoi collabotare? Scrivici.
Sei un volontario, o uno studente o un neolaureato? Abitare Gea offre la possibilità di stage e tirocini in convenzione con le Università. Scrivici per informazioni.


Approfondisci

L'analisi del fenomeno migratorio di una docente dell'Università di Torino

Ti invitiamo a leggere questo interessante articolo per approfondire il tema.
«Chi arriva generalmente appartiene al ceto medio o medio basso, comunque per la gran parte non si tratta di indigenti. (...) Certo c’è la delusione di vivere in Paesi dove avanzano prevalentemente i raccomandati: la spinta può arrivare anche da lì, da delusioni lavorative, come succede per chi parte dall’Italia».
La principale spinta all'emigrazione è il mancato sviluppo sociale dei paesi di origine, e a emigrare sono spesso proprio coloro che più potrebbe contribuire a questo sviluppo.
«Il problema è che questa crescita (dell'economia africana) non si traduce in vero e proprio sviluppo economico o umano, anche a causa della corruzione endemica e del malgoverno».
«Quando si vive in uno stato di conflitto o di pericolo ci si allontana solo il minimo indispensabile per mettersi al sicuro, pensando di poter fare ritorno a casa propria».
In caso di guerre o emergenze la soluzione non è la diaspora, ma lo spostamento regionale delle popolazioni coinvolte che rende più facile il ritorno nelle proprie case terminata la crisi.


Emigrazione e sviluppo

- lo sviluppo è sempre un fenomeno endogeno (cioè dipende dal capitale sociale e umano di un paese), ha ben poco a che vedere con le migrazioni e non può essere indotto dagli aiuti esterni

- quindi, i compiti dei paesi sviluppati verso quelli in via di sviluppo (ma sarebbe meglio definirli paesi non industrializzati) sono:
1) non utilizzare la propria potenza economica per ingerenze indebite politiche ed economiche, promuovendo i propri interessi a danno di quelli locali (come è avvenuto con la colonizzazione e poi con la guerra fredda e la spartizione del mondo in zone di influenza da parte delle super-potenze, e come sta avvenendo ora con il land-grabbing)
2) offrire sostegno nei casi di emergenza (UNHCR e UNICEF), nel garantire la sicurezza alimentare, la pacificazione dei paesi in conflitto, e favorire i processi di sviluppo endogeno

- non c'è quindi un legame diretto tra migrazioni e aiuti allo sviluppo, perchè lo sviluppo non può essere indotto dall'esterno; gli aiuti internazionali invece sono molto importanti per far fronte ad emergenze come conflitti o disastri naturali, e in questo modo possono anche ridurre i flussi migratori

- gli aiuti allo sviluppo possono essere però importanti nel rimuovere gli ostacoli allo sviluppo, ad esempio possono contribuire a ridurre l'analfabetismo, l'insicurezza alimentare, l'inquinamento


Come gestire le emergenze

- l'emigrazione dal Sud al Nord non è una soluzione alle emergenze e alle catastrofi umanitarie, perchè è un'emigrazione traumatica per molti aspetti; la migliore gestione delle emergenze è la migrazione regionale, perchè riduce lo sradicamento delle popolazioni coinvolte, evita la diaspora e permette di mantenere un'unità delle popolazioni coinvolte, e rende più facile il rientro una volta terminata l'emergenza; anche per questo la migliore soluzione all'attuale deriva del fenomeno migratorio nel Mediterraneo è trattenere i migranti in Africa, perchè permetterebbe una migliore gestione delle migrazioni e un loro minor impatto sia per i paesi d'origine che per quelli di destinazione


Aggiornamenti

Maggio 2017
Il Ministro dell'Interno Minniti, a maggio 2017, ha annunciato la creazione di centri di accoglienza in Africa, in Niger e Mali.
Questo dimostra che la proposta di Abitare Gea è possibile. Il problema è che i centri di accoglienza servono anche sulle sponde del Mediterraneo e nei pressi delle aree di crisi.

Estate 2017
Nell'estate 2017 il Ministro dell'Interno Minniti ha concluso un accordo con le autorità della Libia per riprendere il controllo sui flussi migratori in partenza da quel paese. L'accordo prevede anche aiuti economici dall'Europa per la Libia.
Il problema è che questa è una soluzione di emergenza, e non risolve nè il problema delle persone che davvero hanno bisogno di asilo, nè quello delle cause delle migrazioni. Quindi questa soluzione rimanda solo il problema, e rimandandolo potrebbe peggiorarlo, anzi lo peggiorerà.
Riversare in un paese un flusso monetario in cambio di un accordo sui migranti non è affatto una buona soluzione. Inoltre questo flusso di denaro riguarda solo la Libia, che peraltro è un paese molto ricco di petrolio e risorse naturali, e non altri paesi che sarebero molto più bisognosi di aiuto. Quindi questo flusso monetario non ha motivo di esistere, se non per persuadere i capi politici e militari libici, coinvolti in una guerra civile, a fermare i migranti.
Questo modo di agire è proprio una delle cause che impedisce all'Africa di progredire, cioè un'intromissione così pesante da parte dei paesi occidentali, che nei loro rapporti con l'Africa si preoccupano dei propri interessi nazionali senza avere la dovuta considerazione dell'interesse generale e del benessere delle popolazioni coinvolte. Ancora una volta i paesi occidentali mettono al primo posto i propri interessi, a danno delle popolazioni africane. Presto ne pagheremo il prezzo. Leggi come l'indifferenza del mondo ha permesso il genocidio in Ruanda del 1994.
Quindi gli accordi con la Libia, presi singolarmente, vanno bene, ma da soli aggravano il problema. Serve una rete di centri di accoglienza, gestiti e/o controllati da autorità internazionali, posizionati sia sulle sponde del Mediterraneo che vicino ai luoghi di crisi.
C'è da dire che la responsabilità di questo non si può attribuire nè a un Ministro nè a un Governo, ma a una politica complessiva che è proseguita anche dopo la decolonizzazione, che ha visto il prevalere degli interessi nazionali dei paesi occidentali su quelli delle popolazioni coinvolte. Chi mai fermerà questo succedersi di catastrofi annunciate?
Serve poi una cooperazione allo sviluppo che metta in primo piano l'interesse delle popolazioni coinvolte e non gli interessi nazionali dei paesi più forti economicamente. Una cooperazione allo sviluppo che parta dai luoghi di più forte crisi, Siria, Africa equatoriale e il Corno d'Africa. L'urgenza è aiutare i milioni di profughi siriani, e le popolazioni dell'Africa centrale e orientale colpiti da guerra e carestia.
Purtroppo ancora una volta non si sta facendo questo, e la responsabilità non si può attribuire a un Ministro che perlomeno ha fatto uscire l'Europa dall'incapacità di affrontare l'emergenza. La responsabilità è di tutti noi.